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  • Carlotta Morozzi

MARGARET THATCHER - “Cura i pensieri, diventeranno parole”



Quante volte ci capita di parlare con qualcuno e di avere l’impressione di essere su due piani completamente diversi? Quasi stessimo parlando un'altra lingua… Certo, direte, se un tedesco austroungarico intendesse parlare a un cinese mandarino, anche io avrei difficoltà a porli sullo stesso piano. Ma non è di lingue e dialetti che oggi voglio parlare, bensì di stili comunicativi. Ne sapeva qualcosa una certa Margaret Thatcher, figlia di un droghiere, laureata in chimica ma con una spiccata passione per la politica. Dopo aver coperto qualche carica all’interno del partito conservatore, nel 1975 ne divenne il leader e solo quattro anni dopo conquistò la residenza al 10 Downing Street, diventando la prima donna Primo Ministro inglese. Non voglio dilungarmi troppo raccontando la sua vita o la sua carriera politica, certo è che riuscì ad essere eletta per tre mandati consecutivi, in un periodo nel quale il prezzo delle materie prime aumentava, la produttività diminuiva e il conflitto tra operai e imprenditori si faceva sempre più aspro. Ci potremmo chiedere quindi cosa abbia fatto di diverso la cosiddetta Iron Lady, ma la vera domanda è un'altra: cosa è stata di diverso Margaret Thatcher? Dal mio punto di vista, è stata una persona capace di integrare nella sua dialettica due modalità comunicative apparentemente antitetiche: quella decisa e risoluta, per antonomasia maschile, e quella più acuta e sensibile, per definizione femminile, materna. Prima di continuare permettetemi una piccola parentesi: riuscite a immaginare cosa volesse dire per una donna inglese degli anni ’70 fare politica all’interno del partito conservatore, composto unicamente da uomini? Non è mia intenzione sottolineare qui gli aspetti più o meno maschilistici della società del tempo, ma semplicemente riportare alla memoria e all’attenzione la considerazione che un uomo, nobile politico di quel tempo, potesse avere di una donna – o forse dovrei dire “figlia di un droghiere” – che parlava di economia, di istruzione e di leggi fiscali con un tono di voce giovane e squillante, o forse dovrei dire stridente. Come avrebbe potuto guidare un partito, e successivamente un Paese, una donna convinta delle proprie idee ma non abbastanza risoluta? Una donna che strilla invece che parlare? Arriviamo, dunque, al punto di svolta del racconto: la grande capacità di Margaret Thatcher è stata quella di rendersi conto che avere una dialettica femminile non fosse il risvolto negativo della medaglia, ma solo uno dei due volti che questa può avere. La mossa vincente? Un atto di umiltà nel comprendere che se avesse voluto essere ascoltata dalle persone che parlavano una lingua diversa dalla sua, avrebbe dovuto imparare quello stesso tipo di linguaggio. Decise quindi di prendere lezioni di dizione, ed ecco fatto l’en plain: una donna Primo Ministro e madre di due figli, dal tono di voce profondo e fermo ma sensibile e polite (credo che il termine inglese renda meglio di quello italiano gentile). Riflettendo su questo personaggio mi sono chiesta quanto quella stessa ragazza, figlia di un modesto droghiere, abituata da sempre allo studio e al lavoro, sia dovuta cambiare – a partire proprio dal modo di comunicare – per arrivare fin dove tutti sappiamo. Sicuramente il corso degli eventi avrà formato e modellato la sua persona, ma sono convinta che spesso questo sia avvenuto per una sua scelta, per così dire un suo volere piuttosto che per un suo dovere. È stata lei stessa a volere la candidatura a primo ministro, lei a voler tentare la strada di una nuova comunicazione, e sempre lei a voler toccare con le sue parole più persone possibili: lavoratori operai, imprenditori conservatori, donne più tipicamente attente alle emozioni e uomini più comunemente interessati ai dati di fatto e alla fermezza decisionale. Lei, Margaret Thatcher, è stata in grado di mettersi nella condizione di scegliere il modo migliore di comunicare a tutte quelle persone diverse tra loro ed altrettanto disallineate alla sua vecchia modalità comunicativa In altre parole, ha deciso di allinearsi il più possibile ai suoi interlocutori. In tal modo, è riuscita ad avvicinarsi a coloro che precedentemente risultavano essere i più distanti, i più diversi, dal suo modo di esprimersi e quindi coloro che meno la avrebbero ascoltata. Impariamo da Margaret, impariamo ad ascoltare chi è diverso da noi, impariamo a parlare il suo “linguaggio”; perché è calibrandosi sullo stile comunicativo dell’altro che è possibile comprendersi e ascoltarsi veramente. Allinearsi e avvicinarsi al nostro interlocutore significa abbattere le barriere, significa porre le basi per una relazione di fiducia. Mi piace potervi lasciare con questa citazione:

Cura i pensieri, diventeranno parole. Cura le tue parole, diventeranno le tue azioni. Cura le tue azioni, diventeranno abitudini. Cura le tue abitudini perché diventeranno il tuo carattere. Cura il tuo carattere perché diventerà il tuo destino. Quello che pensiamo, diventiamo. Cit. Margaret Thatcher

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