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CHI RIMANE A GALLA DOPO?



Forrest Gump. Una barca. Una promessa. Un obiettivo. Gamberi. Un film tremendamente bello, tremendamente potente. Da cui voglio estrapolare un piccolo passaggio che adesso, oggi, può rappresentare per noi un immenso faro. Gump è in mare, alla vana ricerca di gamberi insieme con il suo amico e socio, il tenente Dan. Uno con quoziente intellettivo sotto la media, l’altro con un paio di piedi in meno. Ecco, non sembra un business partito bene. Poi la tempesta. Non una tempesta qualsiasi, una tempesta mai vista prima, qualcosa a cui non ci si può preparare. Una tempesta che costringe tutte le barche a rimanere a casa, pardon, a rimanere attraccati al molo, senza nulla fare, in attesa che la sciagura termini. Forse incollati alla tv a guardare bollettini (meteo); infinite paia di occhi alla passiva ricerca di conforto, nella speranza che tutto termini in fretta senza causare troppi danni. Ma i danni ci sono eccome. La tempesta spazza via le barche ormeggiate, le distrugge, le annienta. L’attesa dei marinai si è rivelata un disastro, il loro business è stato travolto, e ora che il mare è calmo (un’ora che per noi è ancora futuro) non hanno possibilità di ripartire. No, non è vero, qualcuno c’è. È lui, è Gump. La sua barca rientra in porto, unica ancora a galla. Ciò che accade dopo è storia nella storia, con un Forrest Gump che raccoglie con facilità tutte le quote di mercato lasciate dai suoi concorrenti, ora a pezzi. Perché Gump ha vinto? Perché Gump è rimasto in piedi? Per cercare la morale (per cos’altro sennò vengono scritti questi articoli?), dobbiamo prima focalizzarci sull’interpretazione, perché il rischio di fraintendimento è palese. Gump non ha vinto perché è uscito quando gli altri sono rimasti in porto (chiara la metafora?). Gump ha subito l’ira della tempesta esattamente come tutti gli altri. Gump ha vinto perché mentre i più restavano in attesa di qualcosa che accadesse, lui le cose le ha fatte accadere. Il problema va affrontato, le onde vanno affrontate, i venti vanno affrontati. Ed è durante la tempesta il momento migliore per prepararsi al dopo. Via dalle barche, rientriamo in Italia. Cosa-stiamo-facendo-adesso-per-prepararci-per-il dopo. Ecco la domanda-mantra che dovrebbe trapanare il cervello di ognuno di noi. Come ci stiamo muovendo? Come ci stiamo preparando? Quali progetti stiamo mettendo in piedi per essere pronti non appena ci sarà luce verde? Perché lo scenario è semplice: chi si prepara sopravvive, gli altri muoiono. E a dire il vero, chi si prepara per bene non solo sopravvive, ma può ritrovarsi in una situazione di mercato completamente stravolta, in cui si apre un mondo di opportunità. Quote di gamberi adesso accessibili, nuove forme di business ora in stato embrionale, che attendono solo chi ha il fiuto sensibile e la mente focalizzata. Prendete il vostro team direttivo, riunitelo insieme (virtualmente, mi raccomando) e fatevi una mezza giornata di cervelli focalizzati verso la soluzione. Questo sarà il vostro biglietto d’ingresso per il Dopo. Un pizzico di fortuna il nostro amico Forrest l’ha avuta, questo è innegabile. Ma lo sappiamo bene, la fortuna aiuta gli audaci.

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